Scheda n. 344

Confermate dal MIUR e dal Parlamento le

deroghe al sostegno e le classi da 20 alunni per

l’a.s. 2011/12 (CM 63/11)

Diritto allo studio - Numero alunni per classe - Insegnanti di sostegno

La C.M. n° 21/11 nel trasmettere le norme sugli organici di diritto aveva preannunciato ulteriori chiarimenti sui posti di sostegno in occasione della normativa sugli organici di fatto. Le precisazioni sono giunte con la C.M. n° 63 emanata il 13 Luglio 2011, appena il Governo aveva trovato l’accordo per l’approvazione della manovra finanziaria adottata col decreto-legge n° 98 del 6 Luglio 2011 (che infatti è stata approvata al Senato il 14 e definitivamente alla Camera il 15 Luglio) convertito in Legge n° 111/11.

La C.M. n° 63/11 è importante perché apporta alcuni miglioramenti rispetto alla C.M. n° 21 sugli. organici di diritto, pur dovendo tener conto delle nuove norme introdotte dal decreto-legge. La C.M. n° 63/11 riassume i contenuti delle norme del decreto-legge sul sostegno contenute nell’art. 19 comma 11 in 4 lettere ed alcune precisazioni finali, a ciascuna delle quali si faranno seguire delle brevi osservazioni:

Testo C.M. n° 63/11:

a) le Commissioni mediche di cui all’art. 4 della legge n° 104/1992, nei casi di valutazione della diagnosi per l’assegnazione del docente di sostegno all’alunno disabile è integrata obbligatoriamente dal rappresentante dell’INPS, che partecipa a titolo gratuito; tale previsioni ovviamente si applica alle nuove certificazioni;”

OSSERVAZIONI

La norma riproduce la novità apportata dallo stesso decreto-legge alla composizione delle commissioni per l’accertamento dell’handicap (della disabilità) e cioè l’introduzione di un medico dell’INPS, già introdotto nelle commissioni per l’accertamento dell’invalidità civile.

Con tale disposizione la C.M. n° 63/11 prende atto dell’abrogazione implicita operata dal D.L. della norma contenuta nel decreto interministeriale sull’organico di diritto trasmesso con la C.M. n° 21/11, laddove, all’art. 12 comma 5, si chiariva che per l’accertamento dell’handicap (disabilità) continuavano a valere le norme del DPCM n° 185/06 che non prevedevano tale nuova presenza. A parte la presenza di un medico dell’INPS, senza precisare che dovrebbe essere ”specialista nella patologia segnalata“, come invece opportunamente detto nell’art. 2 del DPR del 24/2/94, mai abrogato (e che quindi dovrebbe integrare la scarna norma fiscale qui commentata, che non esplicita tale requisito ineliminabile) qui il Governo frettoloso ha confuso la Commissione di cui all’art. 4 L. n° 104/92 con l’unità multidisciplinarendi cui al DPR del 24/2/94; infatti la prima provvede solo alla certificazione dell’Handicap (disabilità),nmentre la seconda cura la “valutazione delle funzioni dell’alunno” e redige la diagnosi funzionale; il D.L. mischia le funzioni delle due commissioni attribuendo alla prima anche la funzione di formulazione della diagnosi funzionale. Tale errore era stato fatto presente dalla FISH al Governo, ma, sempre per la fretta il Governo non ne ha tenuto conto; ci si augura che ciò non crei problemi di legittimità della norma con conseguente contenzioso.

Comunque è importante che il MIUR abbia precisato che tale norma si applica solo alle nuove

certificazioni, impedendo così che a qualche solerte rigorista venga in mente di risottoporre ad una nuova certificazione, con la presenza del medico dell’INPS, anche le 190.000 già esistenti.

Testo C.M. n° 63/11:

“b) l’organico dei posti di sostegno è determinato secondo quanto previsto dai commi 413 e 414 dell’art.2 della legge n° 244/2007 (finanziaria per il 2008);”

OSSERVAZIONI

Le norme citate indicano i criteri per la formulazione dell’organico di diritto. In esse era compresa la norma che vietava le deroghe, annullata dalla Corte costituzionale con la Sentenza n° 80/10.

Testo C.M. n° 63/11

“c) ai posti così determinati, per assicurare la piena tutela dell’integrazione scolastica degli alunni disabili, possono essere aggiunti gli eventuali ulteriori posti in deroga in applicazione della sentenza della Corte Costituzionale n° 80 del 22 febbraio 2010;”

OSSERVAZIONI

La C.M. riproduce la reintroduzione delle deroghe operata dalla L. n° 122/10 con l’art. 9 comma 15.

Testo C.M. n° 63/11:

“d) l’organico di sostegno è assegnato alla scuola (o a reti di scuole all’uopo costituite) e non al singolo alunno disabile in ragione mediamente di un posto per ogni due alunni disabili. Sulla base di tale assegnazione le scuole programmeranno gli interventi didattici ed educativi al fine di assicurare la piena integrazione dell’alunno disabile.”

OSSERVAZIONI

Questo criterio riguarda solo l’organico di diritto e la media di un posto ogni due alunni certificati, media calcolata anche su reti di scuole, che permette all’Amministrazione di avere un calcolo orientativo delle “effettive esigenze”, che risultano solo al termine della formulazione definitiva dell’organico di fatto, come infatti si precisa nelle frasi successive della C.M. La media non può assolutamente riguardare l’organico di fatto, perché si riprodurrebbe la disposizione annullata dalla sentenza della Cortecostituzionale.

Testo C.M. n° 63/11:

La Tabella E, colonna C, del decreto interministeriale relativo agli organici a.s. 2011/12, come per il corrente anno scolastico, riporta il numero complessivo di posti fondatamente attivabili da ciascuna Regione nell’a.s. 2011/2012, comprensivo sia della dotazione di organico di diritto, sia di quella di organico di fatto.

A tale complessiva dotazione riportata nella colonna C vanno aggiunti gli eventuali ulteriori posti in deroga da autorizzare da parte del Direttore Generale dell’Ufficio scolastico regionale ai sensi dell’articolo 35, comma 7 della legge 27 dicembre 2002 n° 289, secondo le effettive esigenze rilevate ai sensi dell’art. 1, comma 605, lett. b) della legge 27 dicembre 2006, n° 296, che deve tenere in debita considerazione la specifica tipologia di handicap da cui è affetto l’alunno.”

OSSERVAZIONI

Questo passaggio è importante poiché richiama la norma che contiene il riferimento legislativo alle “effettive esigenze”, concetto che è stato a fondamento della Sentenza della Corte costituzionale.

È da porre attenzione all’ultimo inciso di questo passaggio della C.M. “che deve tenere in debita considerazione la specifica tipologia di handicap da cui è affetto l’alunno.”

L’espressione “specifica tipologia dell’handicap“, contenuta nella Sentenza della Corte ed ulteriormente interpretata dalla Sentenza del Consiglio di Stato n° 2231/10, non deve trarre in inganno in senso limitativo, dal momento che in alcuni Uffici Scolastici Provinciali si sono effettuati degli elenchi di minorazioni ai quali non spetterebbe la deroga, pur in presenza di una certificazione di gravità. Ora, è vero che le due sentenze non fanno coincidere automaticamente il diritto alla deroga con la gravità.

Però è da tener presente che lo stesso Consiglio di Stato chiarisce che in casi gravissimi si potrebbe anche pervenire all’assegnazione di ore di sostegno ”per tutta la durata dell’orario scolastico“. L’AIPD è stata sempre contraria all’assegnazione di ore di sostegno per tutta la durata dell’orario scolastico, poiché ciò annullerebbe la logica stessa dell’inclusione che si fonda proprio sulla presa in carico del progetto da parte di tutti i docenti curricolari, sostenuti dal docente specializzato; però qui si vuole sottolineare questo passaggio della Sentenza del Consiglio di Stato, perché la frase riportata nella C.M. viene facilmente interpretata in senso restrittivo, cosa invece alla quale ritengo legittimamente non si possa unicamente accedere.

Pertanto, a sommesso avviso dello scrivente, guardare alla specificità della minorazione significa ad es. che per le minorazioni motorie è più probabile la richiesta di un maggior numero di ore di assistenza per l’autonomia; per gli alunni con minorazioni sensoriali, specie se già bene integrati in scuola dell’infanzia e primaria, occorre un congruo numero di ore di assistenza per l’autonomia e la comunicazione; ma per gli alunni con disabilità intellettiva, specie grave, è proprio la specificità della minorazione che richiede ovviamente la deroga col rapporto massimo di uno ad uno (come detto deve rifiutarsi il sostegno per tutta la durata dell’orario scolastico, anche perché consoliderebbe la già assai diffusa delega totale del

progetto di inclusione da parte dei docenti curricolari a quelli di sostegno).

Testo C.M. n° 63/11:

“Considerato che anche i posti di sostegno concorrono a raggiungere l’obiettivo di contenimento della spesa di cui all’art. 64, si confida in una attenta valutazione e programmazione della distribuzione delle risorse al fine di contenere l’istituzione di ulteriori posti entro lo stretto necessario in applicazione della sentenza della Corte costituzionale.

Anche al fine di poter informare al riguardo il Ministero dell’Economia e di motivare nei confronti dello stesso gli scostamenti che dovessero rendersi necessari, le SS.LL. comunicheranno a questo Ministero e al Sistema Informativo ogni variazione in aumento o in diminuzione del numero degli alunni portatori di handicap e dei relativi posti.

Si richiama la scrupolosa osservanza delle vigenti disposizioni sia per quanto concerne le modalità e le procedure di individuazione dei soggetti con disabilità, sia ai fini dell’assegnazione delle ore di sostegno. Si rammenta che la proposta relativa al numero delle ore di sostegno da attribuire a ciascun alunno disabile, è affidata al Gruppo di lavoro di cui all’art. 5, comma 2, del DPR 24 febbraio 1994.

Le SS.LL., sentite le Regioni, gli Enti locali e gli altri livelli Istituzionali competenti, individueranno le modalità di una equilibrata e accorta distribuzione delle risorse professionali e materiali necessarie per l’integrazione degli alunni disabili, anche attraverso la costituzione di reti di scuole.“

OSSERVAZIONI

Questo passaggio è marcatamente di carattere finanziario, dovuto alla responsabilità contabile

personale attribuita dalla recente normativa ai Dirigenti generali centrali e regionali su spese che sforano i budget assegnati.

È invece importante per gli aspetti didattici, oltre che di correttezza procedurale, il richiamo al soggettounico legittimato a formulare le richieste delle risorse umane, sostegno, assistenza etc, che è il Gruppo di lavoro (GLH operativo), composto dalla famiglia, da tutti i docenti (e non solo da quello per il sostegnocome purtroppo assai spesso avviene in molte scuole) e dagli operatori sociosanitari che seguono il singolo caso. Con questo passaggio la C.M. richiama implicitamente la L. n°122/10 che, all’art. 10 comma 5, prevede tutto ciò.

Bisogna però stare attenti all’insistenza sull’oculata assegnazione della risorsa “sostegno”. Infatti questo passaggio della C.M. potrebbe essere letto alla luce del periodo dell’art. 19 comma 11 del D.L. n. 98/11, in cui si prevede che le scuole debbono assicurare l’inclusione attraverso sia i docenti curricolari che quelli per il sostegno. A tal proposito viene stabilita una priorità assoluta, nell’impiego dei fondi per la formazione, per quella di “tutto il personale docente sulle modalità di integrazione scolastica”. Il proposito ministeriale è apprezzabile ed accoglie una costante richiesta in tal senso avanzata dalle associazioni. Peccato però che il Ministero la espliciti solo ora e senza neppure prevederne l’obbligatorietà, data anche la mancanza di una previsione istituzionale di una

formazione obbligatoria iniziale.

Pertanto nessuna scuola potrà richiedere ore di sostegno in misura inferiore alle “effettive

esigenze” se tutti i docenti delle singole classi non abbiano effettuato obbligatoriamente un corso di aggiornamento di almeno 40 ore annue, che sono quelle richieste ai collaboratori scolastici per orientarsi nello svolgere assistenza igienica agli alunni con disabilità. Ora la presa in carico della didattica da parte dei docenti curricolari richiede ben più del minimo richiesto dallo stesso Ministero per una formazione accettabile dei Collaboratori e delle Collaboratrici scolastiche!

Ci si augura che il Ministero riesca nel breve spazio intercorrente fra il 1 ed il 20 Settembre a realizzare questo brevissimo corso per “tutto il personale docente curricolare” che abbia in classe alunni con disabilità, dal momento che l’obbligatorietà è materia di contrattazione sindacale.

In mancanza, non si possono rifiutare ore di sostegno, anche se solo alcuni docenti della classe hanno effettuato un tale corso.

Testo C.M. n° 63/11:

“Le classi delle scuole di ogni ordine e grado, comprese le sezioni di scuola dell’infanzia, che accolgono alunni con disabilità, sono costituite secondo i criteri e i parametri di cui all’art. 5 del Regolamento sul dimensionamento. Si raccomanda la massima attenzione nella costituzione delle classi con alunni disabili, nel senso di limitare, in via generale, in presenza di grave disabilità o di due alunni disabili, la formazione delle stesse con più di 20 alunni.”

OSSERVAZIONI

Quest’ultimo passaggio è assai importante. Infatti si richiama l’art. 5 del DPR n° 81/09 che proprio al comma 2 ha stabilito che le classi con la presenza di alunni con disabilità sono formate, di norma, con  20 alunni. Siccome però molti sono stati i tentativi normativi per sopprimere tale vincolo (ultimo quello contenuto nella bozza di decreto-legge sulla recente manovra) e molte sono ancora le violazioni di tale norma, sembra assai opportuna la precisazione conclusiva di limitare al massimo la formazione di classi con più di 20 alunni in presenza di due alunni certificati con disabilità o di un solo caso di gravità di minorazione. Questo inciso può essere letto come un’autorizzazione a sforare con una prudente

discrezionalità il tetto dei 20 alunni; è invece da ritenere che il richiamo abbia un carattere restrittivo; infatti l’art. 4 dello stesso DPR n° 81/09 autorizza l’elevazione del 10% del tetto massimo di 20 alunni e cioè sino a 22; pertanto la norma deve essere interpretata nel senso di limitare a 22 il numero massimo di tali alunni; inoltre nessuna norma ormai fissa il numero massimo di alunni con disabilità nella stessa classe, dopo l’abrogazione del D.M. n° 141/98, operato dallo stesso DPR n° 81/09. L’inciso invece che invita a “limitare” in tali circostanze il numero delle classi con più di 20 alunni va inteso sia con riferimento all’art. 4 del DPR, sia all’art. 12 comma 7 del D.I. allegato alla C.M. n. 21/11, che impone la formazione di classi di non più di 20 alunni solo in caso siano presenti più di 2 alunni con disabilità.

La ratio di questa interpretazione consiste nel valore della qualità dell’inclusione, ribadita dalle Linee guida ministeriali del 4 Agosto 2009 secondo cui una classe sovraffollata o con troppi alunni con disabilità non consente ai docenti curricolari di prendersi in carico il progetto di inclusione.

In conclusione la C.M. sembra positiva, tenuto conto del contesto normativo in cui è stata emanata, specie del D.L. sulla manovra economica che contiene altre norme restrittive sull’inclusione scolastica.

Ma di tutto ciò e dell’eventuale violazione dei diritti costituzionali degli alunni con disabilità dovrà occuparsi da ora in poi l’Osservatorio costituito presso il Ministero delle politiche sociali sul monitoraggio della normativa italiana e sulle prassi applicative con riguardo al rispetto della

Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia con L. n° 18/09.

Per altre precisazioni inerenti l'inclusione scolastica vedi anche la scheda n. 346. Circolare n° 63 del 2011: norme indirettamente riguardanti l'inclusione scolastica (CM 63/11)

18-07-2011

Salvatore Nocera

Responsabile dell’Area Normativo-Giuridica

dell’Osservatorio Scolastico sull’Integrazione dell’AIPD Nazionale

E-Mail: osservscuola.legale@aipd.it

 

 

Scheda n. 306 su www.aipd.it/cms/schedenormative Aggiornamento del 20/07/2010

 Scheda n. 306 Collaboratori scolastici per l'a.s. 2010-2011: anche se con tagli agli organici permane l'attenzione all'assistenza per gli alunni con disabilità (Nota 5706/10)

Personale scolastico - Collaboratori Scolastici (ex Bidelli)

La Nota Ministeriale prot n. AOODGPER/5706 del 09/06/2010 trasmette lo schema di Decreto Interministeriale relativo agli organici del personale ATA per il prossimo anno scolastico.

E' da tener presente che ormai trattasi di soli organici di diritto che addirittura vanno ridotti.

Quello che una volta era l'adeguamento dell'organico di diritto all'organico di fatto con l'autorizzazione a deroghe, adesso si realizza solo tramite compensazione tra il numero di posti eventualmente rimasti inutilizzati in un comparto, in una regione, in una provincia o in un Istituto rispetto ad altri.

In aggiunta a tale possibilità, per il vero assai eventuale, il Decreto e la Nota Ministeriale prevedono l'obbligo di accantonamento del 3% dei posti assegnati ad ogni regione da utilizzare per "situazioni di particolare rilevanza e complessità".

Fra tali situazioni la Nota Ministeriale fa espresso riferimento agli alunni con disabilità sulla base dell'art. 1 comma 4 del Decreto che espressamente cita tali alunni.

Inoltre, a proposito della "Gestione comune di funzioni e servizi" tramite reti di scuole, di cui all'art. 3 del Decreto, la Nota Ministeriale torna a citare esplicitamente una maggiore attenzione all'assistenza agli alunni con disabilità tramite "il proficuo impiego delle risorse professionali disponibili, anche in relazione alle esigenze connesse all'inserimento scolastico degli alunni con disabilità."

OSSERVAZIONI

Questi accenni sembrano importanti in una normativa che contempla sempre più riduzioni numeriche di collaboratori scolastici, la cui presenza è essenziale per la qualità dell'integrazione degli alunni con disabilità.

Si tenga presente la necessità di garantire il rispetto di genere delle alunne e degli alunni con disabilità con collaboratrici e collaboratori scolastici la cui presenza non è sempre garantita in numero sufficiente in ogni scuola.

E' appena il caso di richiamare gli artt. 47, 48 e la tabella A del CCNL del 2007 e successive modifiche (vedi scheda n° 144. Chiarimenti definitivi sui compiti dei “bidelli”) secondo il quale tutti i collaboratori scolastici debbono assistere gli alunni con disabilità nell'ingresso e uscita dalla scuola e negli spostamenti interni ai suoi locali, mentre il Dirigente Scolastico deve assegnare a talune e a taluni di loro l'incarico di provvedere all'assistenza igienica e alla cura dell'igiene personale per gli alunni in situazione di maggiore gravità. A tal fine l'Ufficio Scolastico Regionale deve assegnare appositi fondi alle scuole, preferibilmente in rete, per l'effettuazione di brevi corsi di aggiornamento e per la retribuzione di un'apposita indennità che entra nella base pensionabile.

Date le attuali crescenti restrizioni finanziarie, e quindi di personale ausiliario, le associazioni delle persone con disabilità e loro familiari è opportuno che collaborino con i Dirigenti Scolastici per facilitare la costituzione di reti di scuole e la richiesta all'Ufficio Scolastico Regionale dell'accesso all'accantonamento del 3%.

Sarebbe opportuno, ove possibile, che le stesse associazioni collaborassero con i dirigenti scolastici nel facilitare sponsorizzazioni economiche a favore delle scuole anche sulla base di progetti di qualità dell'inclusione scolastica, ai sensi del Decreto Interministeriale n° 44 del 2001 sulla contabilità delle Istituzioni scolastiche autonome.

20-07-2010

Salvatore Nocera

Responsabile dell’Area Normativo-Giuridica

dell’Osservatorio Scolastico sull’Integrazione dell’AIPD Nazionale

E-Mail: osservscuola.legale@aipd.it

Associazione Italiana Persone Down - Osservatorio Scolastico sull’integrazione Viale delle Milizie, 106 - 00192 Roma Tel. 06/3723909 Fax 06/3722510 www.aipd.it

News dal Coordinamento Nazionale e dal mondo della disabilità
Comunicato Stampa Roma, 13 luglio 2011
Censis: le famiglie delle persone con sindrome di Down lasciate sole.
Servono interventi innovativi e urgenti e più impegno da Società e Istituzioni.
Una Ricerca del Censis-Fondazione Cesare Serono presentata ieri mattina al Cnel ha fotografato il vissuto
delle persone con sindrome di Down e delle loro famiglie, tra servizi carenti e difficoltà a trovare lavoro.
Il 53% delle famiglie si è dovuto muovere autonomamente per trovare la sede adatta ai servizi riabilitativi,
il 40,1 si è rivolto al privato a pagamento intero per carenza di strutture pubbliche,
il 56% dei maggiorenni ha difficoltà a trovare un qualsiasi impiego.
È un percorso decisamente a ostacoli quello che i disabili e le loro famiglie devono affrontare ogni giorno in Italia. Cinque famiglie su dieci con una persona con sindrome di Down sono dovute ricorrere a soluzioni autonome per individuare una sede adatta a fornire servizi riabilitativi. Quattro su dieci sono state costrette a rivolgersi a strutture private pagando di tasca propria a causa della carenza dei servizi pubblici.
È quanto emerge da una ricerca del Censis, presentata ieri a Roma al Cnel, realizzata dalla Fondazione Cesare Serono in collaborazione con AIPD Associazione Italiana Persone Down e Parkinson Italia, nell’ambito del progetto pluriennale “Centralità della persona e della famiglia: realtà o obiettivo da raggiungere?”. Sono state realizzate due indagini che hanno coinvolto direttamente le persone con disabilità e le loro famiglie e hanno approfondito il loro vissuto in relazione alla sindrome di Down e al morbo di Parkinson.

Molte e diffuse le criticità emerse nel campione rappresentativo di 315 famiglie italiane intervistate in cui vive una persona con sindrome di Down. La ricerca mette in luce una serie di problemi che le famiglie vivono quotidianamente. Da diversi anni le associazioni che tutelano i diritti delle persone con sindrome di Down, presenti nelle diverse città italiane, denunciano la carenza dei servizi indispensabili a offrire una risposta dignitosa ai bisogni delle persone con disabilità, bisogni variabili a seconda dell'età.

Servizi riabilitativi e prospettive per il futuro.
I servizi riabilitativi sono sempre più ridotti e le famiglie devono ricorrere a strutture private a pagamento per far sì che il proprio figlio possa avere un trattamento di fisioterapia, logopedia o psicomotricità. Il 53% delle famiglie si è dovuto arrangiare per trovare la sede adatta. Il 32% deve combattere con le liste d’attesa. E a pagare le distanze tra la propria abitazione e lo studio del medico sono soprattutto le famiglie del Mezzogiorno. “54,5 km contro i 22 km indicati mediamente nelle regioni del Centro e i 17,2 km del Nord" spiega Maria Concetta Vaccaro, responsabile Welfare del Censis, che ricorda anche come l’attenzione pubblica riservata generalmente alle persone con sindrome di Down si concentra sui bambini. Ma le persone crescono, e con gli anni la loro disabilità diventa più vincolante in termini di autonomia e qualità della vita.
Quanto più le persone con sindrome di Down si avvicinano all’età adulta, tanto più emergono nel confronto con i coetanei le loro difficoltà in termini di autonomia, anche in funzione di quanto il contesto sociale con il quale si confrontano sia in grado di valorizzarne le abilità e le capacità.
La permanenza in famiglia è, infatti, la prospettiva per il futuro indicata nel 50% dei casi per le persone con più di 24 anni. Con il passare del tempo, i familiari prendono sempre più consapevolezza della scarsa disponibilità di soluzioni al di fuori della famiglia stessa.
Esistono risposte ancora più insufficienti per quanto riguarda le soluzioni abitative della persona con sindrome di Down adulta, dove la famiglia è lasciata sola e al decesso dei genitori i fratelli si trovano ad affrontare delle problematiche gravi e difficili.

Dalla scuola al mondo del lavoro.
Quasi tutti i bambini e i ragazzi Down vanno a scuola (il 97% fino ai 14 anni), ma quando crescono diventa sempre più difficile per loro trovare una collocazione sociale: quasi un adulto Down su quattro (il 23,4) sta a casa e non svolge nessuna attività. Il giudizio delle famiglie sulle scuole è generalmente positivo: è buona la qualità della scuola dell’infanzia per il 65%, la scuola primaria per il 56%, la scuola secondaria di secondo grado per il 65%. Le problematiche più frequenti riguardano la preparazione degli insegnanti, sia quelli di sostegno (43%), sia quelli ordinari (39%), e l’impossibilità di ottenere un numero adeguato di ore di sostegno (41%). Meno diffusa è l’esperienza di difficoltà di integrazione con i compagni (16%).
Tuttavia, è significativo notare come, all’aumentare del livello di disabilità, i giudizi negativi delle persone intervistate aumentano in modo vistoso, un dato che sembra sottolineare come la scuola sia capace di fare inclusione laddove le problematiche degli alunni rimangono entro un certo livello di complessità, ma che superata tale soglia il sistema manifesta tutte le sue debolezze.
Per l'integrazione scolastica le famiglie sono spesso costrette ad azioni giudiziare per garantire il diritto allo studio del proprio figlio disabile. Il percorso oltre la scuola dell'obbligo deve far fronte a una consistente riduzione delle opportunità di formazione professionale e dunque a sempre meno possibilità di inserimento lavorativo. I servizi che dovrebbero occuparsi di inserimento lavorativo sul territorio nazionale sono molto scarsi e offrono risposte insufficienti, costringendo le persone con sindrome di Down a rimanere a casa, senza un adeguato "progetto vita".
È al termine del percorso formativo che emergono le maggiori difficoltà. Le opportunità occupazionali si restringono ulteriormente: il 56% dei maggiorenni ha difficoltà a trovare un impiego, di qualsiasi genere, a prescindere dai desideri, dalle capacità e persino da una remunerazione.
Ad avere un’occupazione è l’11,2% dei 15-24enni e il 31,4 degli adulti con più di 25 anni. Nel 70% dei casi, chi ha un’occupazione non percepisce nessun compenso (in particolare il 28,1%) o ne percepisce uno minimo comunque inferiore alla normale retribuzione per il lavoro svolto.

“Serve un impegno maggiore e interventi innovativi e urgenti da parte della società e delle istituzioni per non lasciare le famiglie sole – questo l’appello del Ministro della Salute Ferruccio Fazio, intervenuto alla presentazione della ricerca -. Mi piacerebbe che lo Stato fosse più vicino alle persone e auspico che di questo studio del Censis facciano tesoro Ministero, Governo e Stato per identificare le giuste politiche di sostegno”.
“CoorDown auspica e chiede con forza che le figure preposte alla gestione pubblica – dichiara Sergio Silvestre, Coordinatore Nazionale CoorDown - prendano atto dei problemi emersi e sviluppino una futura programmazione che possa rispondere alle tante famiglie che, quotidianamente e in silenzio, sopperiscono alle carenze di quei servizi essenziali che una società civile dovrebbe erogare. La centralità della persona e della famiglia deve tornare ad essere il perno del nostro sistema e perché questo avvenga le istituzioni devono rilanciare il proprio ruolo di supporto e sostegno solidale”.
Ufficio Stampa CoorDown Onlus:
Federico De Cesare Viola
m. +39 339 5390620
Sede Operativa:
via Alessandro Volta, 19/4 - 16128 Genova
t. +39 010 5705461
fax +39 010 5956693
Scheda n. 339
Consigli ai genitori per il corretto avvio dell'anno scolastico 2011‐2012
Diritto allo studio ‐ Assistenti scolastici (AEC, Assistenza Specialistica) ‐ Consigli ai genitori ‐ Insegnanti di sostegno
Approssimandosi la scadenza per la formulazione delle richieste in organico di fatto all'Ufficio Scolastico Regionale ed agli Enti Locali per altre risorse dell'integrazione scolastica, sembra far cosa utile alle famiglie e alle Associazioni allegando alla presente un fac‐simile di lettera pro‐memoria da inviare ai dirigenti scolastici.
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Fac‐simile di lettera per i dirigenti scolastici:
Ai Dirigenti degli Istituti Scolastici in indirizzo
Oggetto: tempestiva richiesta di ore aggiuntive di sostegno in organico di fatto ai sensi della C.M. n° 21/11 e di altre risorse.
Nello spirito di collaborazione tra famiglie e scuola, tra clienti ed Ente erogatore del servizio scolastico, ci permettiamo richiamare la Sua attenzione sulla necessità di una tempestiva richiesta di cui all’oggetto ai fini dell’organico di fatto entro il mese di giugno.
Infatti tale Sua richiesta al Direttore scolastico regionale e agli Enti Locali, ove necessario, deve essere corredata di un sintetico progetto, redatto da tutto il Consiglio di classe, comprendente sia le ragioni della richiesta di ore aggiuntive di sostegno, sia gli obiettivi didattici che in una classe con numero ridotto di alunni e/o maggior numero di ore di sostegno si intendono perseguire, sia le metodologie didattiche e gli strumenti di verifica da realizzare per soddisfare le “effettive esigenze “ di cui all’art. 1 comma 605 lettera b) della L. n° 296/06; ciò ai sensi e per gli effetti di cui alla L. n. 122/010 art. 9 comma 15 e art. 10 comma 5.
Ciò vale pure per la richiesta di ore di assistenza all’autonomia e alla comunicazione di cui all’art. 13 comma 3 legge n° 104/92, da rivolgersi al Comune o alla Provincia ai sensi dell’art. 139 del D.Lvo. n° 112/98.
Per le iscrizioni alla prima classe, però, non è possibile avere ora già l’individuazione del Consiglio di classe. Si chiede pertanto che il progetto venga predisposto dal gruppo di lavoro di Istituto di cui all’art. 15, comma 2, Legge n. 104/92, eventualmente integrato dalle “funzioni ‐ obiettivo” del P.O.F. sulla base della diagnosi funzionale depositata all’atto dell’iscrizione.
Per assicurare un contenuto del progetto più puntuale, riteniamo sia possibile anche un incontro dei componenti del GLH d’Istituto con gli alunni con disabilità iscritti per la prima volta e con le loro famiglie e con i docenti della scuola dell’anno precedente, ove presenti, ai sensi della C.M. n° 339/92. Ci si permette di far presente che successivamente alla data del 31 luglio p.v., le richieste di ore aggiuntive potranno essere inoltrate dai singoli dirigenti scolastici ma solo “... esclusivamente a seguito di inderogabili esigenze, determinatesi successivamente alla data del 31 luglio” (C.M. in oggetto)
Siccome Lei ha già in Suo possesso i dati informativi per effettuare tempestivamente le richieste di ore aggiuntive di sostegno e di eventuale sdoppiamento di classi, o può procurarseli contattando le famiglie interessate, La preghiamo di voler provvedere con la massima sollecitudine possibile alle richieste.
Le chiediamo, inoltre, nell’eventualità di accorpamento di classi intermedie e finali dei corsi previsto dalla circolare in oggetto, di tener presente che, in base al dpr n. 81/09 art 4 e 5 comma 2, le prime classi frequentate da alunni con disabilità (e quindi le successive che da esse derivano) non possono avere più di 20, massimo 22, alunni, e, secondo le linee‐Guida Ministeriali del 4 agosto 2009, non più di due alunni con disabilità .
Inoltre Le ricordiamo, qualora non sia già prassi della scuola da Lei diretta,, che, in base alla Nota Ministeriale prot. n° 4798 del 2005 richiamata dalle Linee Guida sull'integrazione scolastica del 4 agosto 2009, i Dirigenti Scolastici sono tenuti a organizzare nel periodo compreso fra il 1 settembre e l'inizio delle lezioni riunioni dei consigli di classe per programmare il PEI degli alunni con disabilità, avvalendosi, se ritenuto opportuno, anche della consulenza delle Associazioni di persone con disabilità e i loro familiari anche per specifici aggiornamenti di tutti i docenti di classe.
Queste nostre richieste si guardano bene dal pretendere deroghe e sdoppiamenti senza limiti; esse vogliono solo essere un contributo a garantire la sempre migliore qualità del servizio scolastico, che giova a tutti gli alunni, di cui l’integrazione degli alunni con disabilità è parte ineliminabile.
Facciamo altresì presente che siamo disponibili a sostenere le richieste che Lei dovrà presentare al Comune o alla provincia nei casi di alunni che necessitino di assistenti per l’autonomia e la comunicazione ai sensi dell’art 13 comma 3 L. n. 104/92.
Siamo infine certi che l’Ufficio scolastico Le fornisca il numero di collaboratori e collaboratrici necessari per l’assistenza igienica degli alunni che ne abbiano bisogno ai sensi della nota min. prot. N. 3390/01 e del CCNL del 2007 art 47, 48 e Tab. A, che Lei avrà già certamente richiesto.
Fiduciosi nella tempestività dei Suoi interventi, ci si dichiara disponibili a collaborare se ciò fosse da Lei ritenuto opportuno, e Le porgiamo distinti saluti.
Città, data
La famiglia o l’associazione cui la famiglia aderisce
13‐06‐2011
Salvatore Nocera
Responsabile dell’Area Normativo‐Giuridica
dell’Osservatorio Scolastico sull’Integrazione dell’AIPD Nazionale
E‐Mail: osservscuola.legale@aipd.it
Scheda n. 307 su www.aipd.it/cms/schedenormative Aggiornamento del 03/09/2010
Scheda n. 307 Ribadito il diritto alle deroghe per il sostegno ed i collaboratori scolastici (CM 59/10)
Personale scolastico - Numero alunni per classe - Insegnanti di sostegno - Collaboratori Scolastici (ex Bidelli)
Con la C.M. n° 37/10, che trasmetteva le tabelle sugli organici di diritto, il Ministero dell'Istruzione preannunciava ulteriori chiarimenti circa il ritorno alla possibilità di assegnare ore "aggiuntive" di sostegno (deroghe), ripristinata dalla sentenza n° 80/10 della Corte Costituzionale.
Le precisazioni sono pervenute con la C.M. n° 59/10 concernente l'adeguamento dell'organico di diritto alle situazioni di fatto.
La Circolare inizialmente ribadisce l'obbligo per l'Amministrazione Scolastica di rispettare i tetti di spesa ed i tagli imposti dall'art. 64 della L. n° 133/08, ma anche delle norme sulla sicurezza nelle aule (vedi scheda n° 279).
Passa poi a fornire chiarimenti circa le deroghe ai posti per il sostegno ripristinate dalla Corte Costituzionale con la sentenza n° 80/10. E così chiarisce la logica della sentenza:
"La ratio della norma, che prevede la possibilità di stabilire ore aggiuntive o posti di sostegno, è infatti, quella di assicurare una specifica forma di tutela ai disabili in condizione di particolare gravità; si tratta dunque di un intervento mirato, che trova applicazione una volta esperite tutte le possibilità previste dalla normativa vigente e che, giova precisare, non si estende a tutti i disabili a prescindere dal grado di disabilità, bensì tiene in debita considerazione la specifica tipologia di handicap da cui è affetta il soggetto interessato."
La Circolare prosegue precisando che nei casi comprovati, ai sensi dell'art. 35 comma 7 della L. n° 289/02, e segnalati, ai sensi dell'art. 9 comma 15 e dell'art. 10 comma 5 del D.L. n° 78/10, dai Gruppi di lavoro (GLH), composti dai docenti della classe, dalla famiglia e operatori sociali e sanitari che seguono i singoli alunni, i Direttori Scolastici Regionali debbono autorizzare le deroghe.
La Circolare prosegue così:
"Le SS.LL., in accordo con le Regioni, gli Enti Locali e gli altri livelli Istituzionali competenti, individueranno modalità di equilibrata e accorta distribuzione delle risorse professionali e materiali utili per l'integrazione degli alunni disabili, anche attraverso la costituzione di reti di scuola.
Le classi delle scuole di ogni ordine e grado, comprese le sezioni di scuola dell'infanzia, che accolgono alunni con disabilità, sono costituite secondo i criteri e i parametri di cui all'art. 5 del Regolamento sul dimensionamento (DPR n° 81/09). Si raccomanda la massima attenzione nella costituzione delle classi con alunni disabili, nel senso di limitare, per quanto possibile, in presenza di grave disabilità, la formazione delle stesse con più di 20 alunni."
La Circolare prosegue parlando degli organici dei Collaboratori scolastici (ex bidelli) e prevede la possibilità di deroghe eccezionali, come segue:
"Le SS.LL., tuttavia, possono consentire contenute, motivate, deroghe qualora le risorse assegnate alle istituzioni scolastiche non rendano possibile il regolare funzionamento dei servizi scolastici, nel rispetto delle norme contrattuali sull'orario di lavoro, specificatamente in presenza di scuole articolate su più plessi, ovvero a fronte di situazioni di particolare complessità amministrativa, nonché al fine di garantire adeguato livello di sicurezza nell'utilizzo dei laboratori.
Analoga modalità operativa può essere adottata in costanza di situazioni di difficoltà derivanti dall'elevata presenza, in alcune scuole, di personale inidoneo alle mansioni del profilo per motivi di salute. In tale ultima situazione le SS.LL., al fine di compensare le ridotte erogazioni di servizio, possono valutare l'opportunità di assegnare una risorsa in più di collaboratore scolastico negli istituti ove siano presenti due/tre unità di personale inidoneo. Tutte le variazioni dei posti apportate dalle SS.LL devono costituire oggetto di specifico, motivato provvedimento, da emanare entro il 31 agosto c.a. e da trasmettere con cortese urgenza alla Direzione generale per il personale scolastico."
La Circolare si conclude con la previsione di un monitoraggio come segue:
"Al fine di verificare l'effettiva consistenza delle classi autorizzate in ogni singola istituzione scolastica è necessario organizzare negli Uffici Scolastici Ragionali un Osservatorio diretto a monitorare gli esiti delle operazioni disciplinate dalla presente circolare. I predetti Osservatori regionali faranno confluire i dati e riferiranno all'Osservatorio nazionale."
OSSERVAZIONI La Circolare è assai importante e fornisce alcune garanzie agli alunni con disabilità.
E' però opportuno fare alcune precisazioni onde evitare conflitti e contenzioso giurisdizionale:
1. A proposito delle "deroghe per il sostegno" la Circolare ripete il termine "particolare gravità", già introdotto dall'art. 35 comma 7 della L. n° 289/02. E' in proposito da tenere presente che la normativa vigente non fornisce una interpretazione autentica del termina "particolare", mentre l'art. 3 comma 3 della L. n° 104/92 invece dà una definizione di "gravità". Pertanto, in mancanza di una definizione legale, nessun Dirigente Scolastico o Regionale può arbitrariamente decidere se e quando un caso sia di "particolare" gravità.
Molto più interessante è l'invito ai Direttori Scolastici Regionali nell'autorizzare le deroghe al sostegno di porre "la debita attenzione alla specificità delle minorazioni dei singoli alunni".
L'espressione è riportata dalla motivazione della Sentenza n° 80/10 della Corte Costituzionale; ma deve essere intesa in modo corretto; cioè non nel senso che i Direttori Regionali possano mettersi a decidere quale minorazione sia o meno specifica ai fini della deroga, ma nel senso, indicato dall'art. 10 comma 5 del D.L. n° 78/10 e cioè che, in presenza di deficit intellettivi e/o sensoriali, debba essere sempre concessa la deroga; nel caso di minorazioni esclusivamente fisiche più che di un intervento di sostegno didattico occorra un'assistenza all'autonomia e alla comunicazione che è di competenza degli Enti Locali ai sensi del art. 139 del D.Lvo. n° 112/98.
2. A proposito del numero delle ore di sostegno in deroga, è da precisare che esso non è necessariamente da considerarsi soddisfatto con 1 ora in più della mezza cattedra di sostegno, nè col massimo della durata dell'intero orario scolastico; ma, come ha precisato la Sentenza del Consiglio di Stato n° 2231/10 esso deve soddisfare "le effettive esigenze" dell'alunno secondo la Diagnosi Funzionale ed il Piano Educativo Individualizzato (PEI) per lui predisposto dall'apposito Gruppo di lavoro (GLH) sulla base degli accordi tra scuola, ASL ed Enti locali, come stabilito dall'art. 1 comma 605 lett. b) della L. n° 296/06, norma espressamente richiamata dalla Circolare.
3. A proposito delle deroghe per i Collaboratori Scolastici, la Circolare completa quanto disposto dalla Nota Ministeriale prot. n° 5706 del 09/06/2010 sull'organico di diritto di questo personale e cioè che le deroghe potessero avvenire solo per compensazioni fra istituti. Certo, ove gli istituti sono riuniti in una rete, questa operazione è automatica; ove non lo sono scatta la nota testè citata; ove queste compensazioni sono impossibili scatta questa Circolare. A proposito degli alunni con disabilità, la loro presenza non è espressamente contemplata nella Circolare, ma ad es. qualora in una scuola ci sia un solo collaboratore scolastico inidoneo per motivi di salute, dovrà scattare l'assegnazione di un'unità in più che la Circolare prevede solo nel caso di due o tre di tali situazioni.
Ci si permette di far presente che la deroga dovrebbe scattare pure, per il doveroso rispetto al genere degli alunni a salvaguardia del loro diritto alla riservatezza nell'assistenza igienica, diritto certamente rientrante nell'art. 2 della Costituzione.
4. A proposito del monitoraggio, sarebbe opportuno che dell'Osservatorio regionale faccia parte anche il referente regionale per l'integrazione scolastica, in modo da verificare o segnalare i casi di non rispetto della normativa in tema di formazione delle classi frequentate da alunni con disabilità ai sensi dell'art. 5 comma 2 del DPR n° 81/09, richiamato dalla Circolare e di non rispetto delle Linee-guida sull'integrazione scolastica Nota prot. n° 4274 del 04/08/2009emanate dal Ministero con la . ove ciò non avvenga, sarà opportuno che le Associazioni delle persone con disabilità e loro familiari si tengano in contatto con tali referenti al fine di richiedere informazioni o fornirne, qualora ne siano in possesso, al fine di promuovere ricorsi al TAR.
03-09-2010
Salvatore Nocera
Responsabile dell’Area Normativo-Giuridica
dell’Osservatorio Scolastico sull’Integrazione dell’AIPD Nazionale
Associazione Italiana Persone Down - Osservatorio Scolastico sull’integrazione Viale delle Milizie, 106 - 00192 Roma Tel. 06/3723909 Fax 06/3722510 www.aipd.it 3
Scheda n. 343
Diritto degli alunni ultradiciottenni a frequentare
le scuole superiori (Nota 4561/11)
Diritto allo studio
A seguito di un quesito rivolto dall'AIPD al MIUR, la Direzione Generale per gli Ordinamenti
Scolastici ha diramato la Nota prot. 4561 del 5/7/2011 che si riporta integralmente:
Nota Prot.4561 Roma, 5‐7‐2011
ALLA DIREZIONE GENERALE PER IL PERSONALE SCOLASTICO SEDE
RIF. LETTERA PROT. 5255 DEL 24‐6‐2011
p.c.
AIDP ONLUS ASSOCIAZIONE ITALIANA PERSONE DOWN
VIALE DELLE MILIZIE,106 00192 – ROMA FAX‐06‐3722510
AL CAPO DIPARTIMENTO ISTRUZIONE SEDE
AL CAPO DI GABINETTO SEDE
AL CAPO UFFICIO LEGISLATIVO SEDE
ALLA DIREZIONE GENERALE PER LO STUDENTE SEDE
UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE PER LA SICILIA PALERMO FAX‐091‐515186‐518499
OGGETTO: frequenza disabili ultradiciottenni con disabilità nelle istituzioni di istruzione secondaria di
secondo grado. Quesito.
A riscontro della lettera di codesta Direzione Generale, relativa all’oggetto, nel confermare
quanto già fatto presente a suo tempo all’Ufficio Scolastico regionale per la Puglia con lettera del 3
agosto 2010, prot. n.5822, qui allegata, si precisa quanto segue:
la Sentenza della Corte Costituzionale n. 226/2001 prevede che << Nel periodo successivo a
quello durante il quale la frequenza scolastica è obbligatoria – quattordici anni – o nel quale comunque è consentito il completamento della scuola dell’obbligo – anche sino ai diciotto anni –(da individuarsi nell’anno scolastico susseguente a quello in cui avviene il compimento del diciottesimo anno di età), per gli alunni handicappati l’istruzione viene a configurarsi come un diritto, che potrà essere esercitato mediante la frequenza, al di fuori della scuola dell’obbligo, di corsi per adulti finalizzati al conseguimento del diploma. Naturalmente l’attuazione di tale diritto
postula che vengano garantite le medesime misure di sostegno dettagliatamente previste dalla legge quadro n.104 del 1992, anche perché la frequenza di corsi per adulti per la persona handicappata che abbia raggiunto la maggiore età assume una funzione tanto più rilevante, in quanto consente, in modo certamente più incisivo rispetto alla frequenza di classi solitamente composte da trediciquattordicenni, il raggiungimento dell’obiettivo cardine della legge quadro sopra indicato in ambiti il più possibile omogenei>>.
La CM n.4 del 15‐1‐2010, relativa alle iscrizioni alle scuole dell’infanzia e del primo ciclo, ‐
paragrafo 3. Accoglienza e inclusione ‐ Alunni con disabilità, prevede che l’alunno con disabilità che consegua, in sede di esame di Stato, l’attestato comprovante i crediti formativi maturati, ha titolo ad iscriversi, se non ha superato i diciotto anni, alla scuola secondaria di secondo grado (DPR 22 giugno 2009, n.122, art. 9,comma 4).
La C.M. n.17 del 18‐2‐2010, relativa alle iscrizioni alle scuole secondarie di secondo grado per
l‘anno scolastico 2010/2011, al paragrafo 7 ‐ Alunni con disabilità‐, precisa che gli alunni disabili,
qualora non abbiano conseguito il diploma di licenza agli esami di Stato del primo ciclo, ma
l’attestato comprovante i crediti formativi, <<se non hanno superato il 18° anno di età, hanno titolo ad iscriversi alla scuola secondaria di secondo grado sulla base del semplice predetto attestato (cfr.art.11, comma 12, OM n. 90/2001; art.9,commi 4 e 6, DPR n.122 del 22 giugno 2009)>>.
Dalla normativa sopracitata, appare chiaro, ad avviso di questo Ufficio, il diritto del disabile,
in possesso dell’attestato di credito formativo ma non della licenza del primo ciclo, di proseguire, se non ha superato il 18° anno di età e comunque, entro l’anno “scolastico susseguente a quello in cui avviene il compimento del diciottesimo anno di età”, nella scuola del secondo ciclo, naturalmente con le misure di integrazione previste dalla legge n.104/1992.
In buona sostanza, il disabile ultradiciottenne, iscritto e frequentante nei corsi diurni degli
istituti di istruzione secondaria di secondo grado, ha il diritto di continuare per l’intero ciclo
quinquennale nei corsi medesimi, con l’ausilio del docente di sostegno. Ovviamente, al termine del
quinquennio, non potrà essere ulteriormente consentita l’assegnazione del docente di sostegno,
stante il divieto di reiterazione di iscrizione ad altro corso ordinario di istruzione secondaria di
secondo grado, di cui al parere del Consiglio di Stato‐ n.3333/2006.
IL DIRETTORE GENERALE
Carmela Palumbo
Scheda n. 343
Diritto degli alunni ultradiciottenni a frequentare
le scuole superiori (Nota 4561/11)

Baby down, una bambola contro i pregiudizi

E’ in vendita in Italia il bambolotto con i tratti della sindrome di Down ideato in Spagna e dstribuzione a cura della cooperativa sociale bolognese Il Martin Pescatore. Occhi allungati, ditini dei piedi leggermente separatie,lingua un po’ all’infuori. Per diffondere il rispetto delle diversità, arriva anche in Italia Baby Down, la bambola con i tratti somatici di un bebè con sindrome di Down. Nata in Spagna due anni fa da un’idea della casa produttrice di giocattoli Super Juguete e della Fundaciòn Down España e subito diventata un successo, Baby Down sbarca sul mercato italiano grazie alla collaborazione tra una cooperativa sociale e un’impresa commerciale e al sostegno di due associazioni non profit, tutte di Bologna. A importarla in esclusiva per l’Italia, rinunciando alle normali spettanze, sarà la società Cangillo Interni Limited Edition, mentre la distribuzione sarà curata dalla cooperativa sociale Il Martin Pescatore, che assiste e dà lavoro a persone con gravi disturbi psichici. Saranno loro, infatti, a occuparsi degli imballaggi e delle spedizioni della bambola sul territorio nazionale. Il ricavato delle vendite di Baby Down (che per adesso è possibile effettuare solo on line all’indirizzo www.ilmartinpescatore.org/baby-down.html) andrà a sostenere le attività della cooperativa Il Martin Pescatore e delle due associazioni di familiari di persone con disabilità genetica, coinvolte nell’iniziativa: sono l’associazione Retinite Pigmentosa Emilia-Romagna e il Ceps (Centro emiliano problemi sociali per la Trisomia 21) di Bologna. Gli incassi serviranno inoltre ad attivare un laboratorio di sartoria per realizzare i vestitini per le bambole, che darà un’opportunità lavorativa alle persone in situazioni di disagio. “Proporre una bambola con sindrome di Down, con i suoi caratteristici occhi a mandorla, è una novità per l’Italia - dice Francesca Bernaroli, presidente della cooperativa Il Martin Pescatore -. Ci piace l’idea di offrire l’opportunità di abbattere, attraverso il gioco, i pregiudizi legati a questa condizione genetica e, più in generale, alla diversità”. Disponibile per ora nella versione al femminile, Baby Down è un giocattolo che insegna a confrontarsi con le diversità e a conoscere le necessità dei bambini affetti dall’alterazione cromosomica nota come Trisomia 21. Nella confezione della bambola è infatti inserito un opuscolo che contiene alcune semplici indicazioni sulle attività più indicate per stimolare le capacità sensoriali e intellettive dei bambini con sindrome di Down. “Ad esempio Baby Down può insegnare - aggiunge Claudio Rizzoli, presidente del Ceps - che gli occhi leggermente a mandorla dei bambini con Trisomia 21 fanno parte della loro identità e che non vanno cancellati con la chirurgia estetica. Le persone con sindrome di Down e altre diversità non sono di un mondo a parte, sono tra noi, ed è normale che lo siano”. “Con Baby Down non vogliamo assolutamente suscitare polemiche né banalizzare la disabilità riducendola a un semplice giocattolo - conclude Antonella Gambini dell’associazione Retinite Pigmentosa Emilia-Romagna -. Crediamo piuttosto che attraverso il gioco si possa diffondere, già tra i più piccoli, la cultura del rispetto e offrire l’occasione per un percorso di crescita verso il riconoscimento di ogni individualità”. Baby Down è in vendita al prezzo di 34,90 euro, incluse le spese di spedizione.

 

Tratto da "Salute Europa"  attendiamo commenti al nostro indirizzo di posta  affdownvco@gmail.com